I pirati del terzo Millennio

Non bastava l’inquinamento, non bastava la diga, non bastava la canalizzazione, non bastavano le escavazioni abusive….da qualche anno sono arrivati pure i pirati a fare del male al Po, che con tutte le traversie che è costretto a superare potrebbe tranquillamente vincere l’oscar del fiume più martoriato d’Europa.

In ordine di tempo l’ultima piaga che affligge il corso d’acqua più lungo d’Italia proviene dall’est, precisamente dall’Ungheria, sotto forma di bande organizzate che fanno razzia di siluri e di barche, rubandone attrezzature e motori, portando la situazione oggi alla soglia della tollerabilità.

I frequentatori del fiume infatti non sanno più come arginare un fenomeno che oltre ai furti e alla pesca di frodo porta con sé anche minacce e talvolta violenze.

Negli anni queste bande hanno sviluppato un’organizzazione capillare, tanto che si sono “lottizzati” il fiume ed i suoi affluenti, dividendosi il tratto per zone di competenza.

Agiscono quasi sempre di notte, e la loro preda più ambita è il Siluro, che in quanto alloctono non è particolarmente protetto dalle normative, ma non disdegnano il lucioperca, la carpa e qualche malcapitato Storione.

Il siluro nei paesi dell’est Europa è considerato un pesce pregiato, e per questo i pirati ne prelevano in grande quantità, ma lo lavorano senza però ottemperare ad alcun accorgimento sanitario.

Dopo averli pescati, infatti, essi vengono sfilettati direttamente sulle sponde del fiume e lavati con l’acqua stessa per essere poi riposti in frigo in attesa del trasporto in patria in barba alla salute dei malcapitati che se li ritroveranno sulle proprie tavole.

Il Siluro vive in acque dal tasso di inquinamento elevatissimo e come predatore all’apice della catena alimentare fissa sulle sue carni maggior quantità di metalli pesanti molto cancerogeni per l’uomo rispetto ad altri pesci.

In più il prelievo non avviene attraverso la pesca con la canna, ma attraverso modi illegali come il posizionamento di lamettiere, reti, grandi nasse e cordini, arrivando negli ultimi tempi all’utilizzo quasi esclusivo di un apparecchio altamente illegale: l’elettrostorditore…..che non guarda in faccia a nessuna specie e a nessuna taglia !!

Siluro a parte, le bande sono specializzate anche nei furti e ormai non si contano più i raid nei vari porti dove sono sparite barche e motori in quantità, oltre che attrezzi da pesca.

Una situazione da Far West che richiede un intervento immediato, infatti, non c’è porto sul grande fiume, che non abbia subito almeno un’incursione da parte dei pirati del Po.

Colpi importanti, che hanno fruttato decine di migliaia di euro ai criminali, che purtroppo sono sempre riusciti a farla franca se pur visti più volte, ma mai colti sul fatto alle autorità.

Uno dei raid più importanti ha riguardato il porto turistico di Boretto (RE) e Ostiglia (MN), dove rispettivamente all’inizio dell’estate sono state fatte fuori ben cinque barche e 11 motori, per una refurtiva di circa cinquantamila euro.

I malviventi arrivano di norma da valle via fiume, e dopo aver slegato gli ormeggi si lasciano scarrocciare dalla corrente, smontando in tranquillità i motori per poi caricarli sul loro famigerato furgone bianco parcheggiato sulle sponde vicine, per poi fuggire abbandonando le barche al loro destino.

Ma come mai i pirati si concentrano anche sui motori? Questi banditi, oltre che quello del pesce siluro, conoscono bene anche il mercato nero della nautica. E per questo cercano di fare incetta di materiale in Italia per poi rivenderlo nel proprio paese d’origine.

Anche le recenti inchieste della procura di Trieste sul traffico di barche e motori rubati tra Italia, Romania e Ungheria, pare confermino questo tipo di ipotesi.

A metà luglio è stato compiuto un furto alla Canottieri di Casalmaggiore (Cremona), da dove sono spariti cinque motori fuoribordo e una barca e pure nel mantovano sono state tante le denunce raccolte dai carabinieri: Revere, Ostiglia, Governolo, San Benedetto e Correggio Micheli.

Anche le province di Parma, di Rovigo e di Ferrara non si sono salvate, ogni porto ha ricevuto almeno una visita notturna !!

Una catena di furti che, come si vede, sta portando all’esasperazione gli appassionati di pesca, che vedono il loro hobby ostacolato da gente che fa sul serio, e che non esita a mostrare mazze e bastoni in caso di necessità.

In questo contesto di difficile risoluzione, in cui i controlli o latitano o sono insufficienti, il rischio più concreto è che gli uomini di Po scelgano di farsi giustizia da soli.

Voci di corridoio parlano di pescatori già sul piede di guerra, pronti a sorvegliare i porti anche di notte ed è anche per questo che serve quanto prima un segnale forte da parte delle istituzioni.

La richiesta arriva forte, da più parti e tanti soggetti che sono parte in causa nella lotta ai pirati del Po chiedono l’intervento delle Province, unendo le loro voci.

In questi ultimi mesi numerosi sono state le sollecitazioni da parte della politica, partite dall’interno delle Province stesse.

Ad esempio il consigliere provinciale di Reggio Emilia Marcello Stecco (PD), un mese e mezzo fa, aveva presentato un ordine del giorno in cui chiedeva espressamente alla presidente Masini di organizzare un vertice.

Nell’ordine del giorno era espressa chiaramente l’esigenza di una forte azione per stroncare l’illegalità, e inoltre si richiedeva  al presidente Masini di promuovere un incontro tra istituzioni e forze dell’ordine dei territori interessati. “Sono sconcertato - dice Stecco - che a quaranta giorni dall’approvazione del documento la Provincia non abbia ancora promosso un tavolo, di fronte a un indirizzo unanime del consiglio.

E’ una situazione inspiegabile, che denota una sottovalutazione del problema e vorrei essere smentito, ma non ci sono ragioni per un simile ritardo. Urge una spiegazione”.

Un ordine del giorno con lo stesso obiettivo è stato presentato dalla Lega Nord, mentre il capogruppo del Pdl Pagliani aveva presentato un’interpellanza.

Il caso dei pirati del Po è arrivato anche a Roma, dove la senatrice borettese Albertina Soliani (Pd) ha presentato un’interrogazione urgente al ministro Maroni chiedendo di individuare le precise competenze tra Comuni, Province e Regioni.

Anche Legambiente non ha risparmiato critiche ed è sconcertata da quanto sta accadendo sul fiume, dove manca ogni tipo di controllo come del resto avevano già denunciato gli effetti delle razzie dei pirati durante le “Operazione Po” dal 2002 a oggi.

Per far fronte a questa situazione l’ex presidente della Provincia di Mantova Fontanili ha regalato un’imbarcazione veloce alla Guardia di finanza e ha messo delle telecamere che sorvegliano il fiume sui ponti..

Anche a Reggio Emilia sì è provveduto ad installare telecamere nei porti di Boretto e Luzzara e a chiudere l’accesso agli scivoli pubblici utilizzati da questi delinquenti, un segnale chiaro per dare il proprio contributo alla sorveglianza, ma in altre province interessate questo purtroppo non è stato fatto.

Purtroppo si avverte la mancanza di una polizia fluviale che possa operare un controllo continuo e a tal proposito, la sorveglianza dei tratti in questione spetterebbe alla polizia provinciale, un Corpo che però, a causa della carenza di uomini e mezzi, fatica a presidiare tutta l’asta del Po.

Il tema dei pirati del Po, dopo mesi in cui ha trovato spazio soprattutto sui giornali locali di un po’ tutto il nord Italia e di numerosi siti internet legati alla pesca, è balzato anche agli onori della cronaca nazionale.

Le “imprese” di questi predoni provenienti dall’est, immortalate da un coraggioso pescatore, sono finite sul Tg5 e anche il Tg2 ha dedicato un ampio spazio all’argomento entrambi la scorsa estate. Risalgono invece a poche settimane fa i servizi realizzati da Repubblica e Corriere.

Repubblica attraverso un’accurata indagine di Giacomo Talignani, ha pubblicato sul proprio sito un video di circa dieci minuti in cui vengono intervistati uomini di Po, pescatori, autorità, politici e giornalisti che raccontano il fenomeno, e al reportage sono collegati diversi articoli che trattano i vari aspetti della malavita legati al fiume, come ad esempio la piaga delle escavazioni abusive.

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-parma/2011/07/18/news/i_pirati_del_po-19291120/

Il Corriere invece si è occupato dei pirati del Po con un servizio a firma di Claudio Del Frate, in cui evidenzia come il fiume sia diventato territorio franco per i criminali.

http://www.corriere.it/ambiente/11_agosto_10/delfrate-po-pesce-siluro_c7613264-c327-11e0-989a-eed57ce4aa2c.shtml

I  servizi legati a questa tematica si stanno moltiplicando a dismisura: l’ostacolo più difficile da vincere è l’omertà dei pescatori, sì arrabbiati contro questi predoni, ma allo stesso tempo intimoriti per le loro ritorsioni, e per questa ragione non sempre intenzionati a comparire in servizi giornalistici reputando preferibile scambiarsi opinioni sui forum tematici.

A metà giugno le Province di Parma e Cremona si sono incontrate in un’assemblea avente per oggetto “Le problematiche ambientali e di ordine pubblico del fiume Po”, alla quale hanno preso parte i rappresentanti dei Comuni rivieraschi.

Per porre rimedio a questa situazione, sindaci, associazioni, cittadini, autorità competenti e carabinieri si sono riuniti individuando alcuni punti fondamentali da portare all’attenzione dei prefetti di Parma e Cremona.

Coordinamento, collaborazione e controlli più capillari sono gli elementi emersi da questo confronto, durante il quale è stata fatta presente la possibilità di reperire natanti adatti al controllo notturno.

Carabinieri e polizia provinciale si sono inoltre detti disponibili a pattugliare di notte le sponde del fiume.

Dello stesso tenore il vertice che si è svolto a Viadana (MN), dove si sono incontrati diversi amministratori del luogo, le forze dell’ordine ed esponenti di varie associazioni di volontariato e di categoria, oltre ad alcuni sindaci della bassa reggiana.

In questa circostanza, alla luce della carenza di uomini e mezzi, è emersa la necessità di un maggiore coinvolgimento delle associazioni e, perché no, dell’istituzione di un numero verde.

A Rovigo e Papozze centinaia di pescatori sono scesi in piazza per ben due volte per gridare “basta” agli ungheresi.

La Digos di Mantova è impegnata in indagini che stanno andando avanti da mesi, diversi i risultati che sono emersi e l’ipotesi è di reato di associazione per delinquere finalizzata al furto di beni dello Stato.

Le indagini avrebbero portato a scoprire che questi loschi personaggi sono legati a una banda composta da ex esponenti dell’esercito, che dall’Est arrivano per agire sul suolo italiano con l’aiuto di basisti, forse anche italiani, e c’è anche un altro particolare considerato d’interesse, nell’ambito delle attività investigative in corso, infatti, vi sarebbero stati vari avvistamenti di barche con a bordo persone vestite con le stesse cerate: una specie di divisa, che è stata anche ritrovata in diversi blitz delle forze dell’ordine.

Essi arrivano nei nostri territori utilizzando permessi turistici e, puntualmente, ad ogni controllo, favoriscono semplici permessi di pesca, ma sia il tipo di imbarcazioni usate che gli indumenti indossati, hanno insospettito gli investigatori ed ora l’attenzione è volta verso i mercati dell’est, verso i quali verrebbero indirizzati i pesci prelevati dal Po.

E verso i mercati di Ungheria, Romania, Lituania ed Ucraina sarebbero indirizzati anche i motori rubati lungo il Po: per essere rivenduti, ipotesi, questa, avvallata anche dai risultati di precedenti operazioni effettuate, in varie zone del Nord Italia dalle forze dell’ordine.

Da ricordare, in particolare, una operazione della Guardia di finanza di Mantova che, di recente, ha denunciato otto ungheresi che avevano messo le tende nel Rodigino per compiere le razzie lungo il Po, sempre di notte, dove catturavano i siluri con le reti a strascico intrappolavano pure altri pesci e caricandoli poi su furgoni freezer per portarli nel loro «quartier generale» per poi destinarli ai mercati dell’Est: pare anche che una parte venisse ceduta a commercianti italiani.

Ora, grazie anche ai risultati di operazioni precedenti, la Digos mantovana si è messa sulle tracce dell’organizzazione straniera, seguendo le attività di gruppi di ex militari che sono in contatto attraverso internet.

L’auspicio di noi tutti pescatori, di tutti noi tutti cittadini che abbiamo nel cuore il Po è che si adottino al più presto delle contromisure che portino a risultati soddisfacenti in termini di sicurezza e legalità.

Per qualsiasi info scrivere a info@catfishing-around-the-world.eu 


INDIETRO  

Home

AVANTI

 

Catfishing World - Copyright © 2015-2024 - All Rights Reserved - Designed by Yuri Grisendi

Privacy Policy