Rio Segre da paura!

Testo e foto di Yuri Grisendi 2002

 

ome avrei potuto immaginare che unendo insieme i trucchi che ho imparato qui alla mia passata esperienza, con gli accorgimenti che ho sperimentato, applicando la tecnica della boa per la prima volta in Italia, potessero saltare fuori così chiari e sorprendenti risultati.226 cm Segre

Lo stesso Andrea Pomati, è ancora incredulo, mentre gli mostro le foto appena sviluppate, al nostro rientro a casa, eppure le prove sono tutte lì davanti ai nostri occhi, tutto era accaduto realmente, e lunghi ed enormi siluri facevano bella mostra di sé, tra le braccia di "forzuti" pescatori, che si adoperano per trattenerli immobili sul pelo dell’acqua, mentre lo svelto obbiettivo della macchina fotografica, ne immortalava la stupefacente bellezza.

Avevamo gia trascorso tre piacevoli giorni in riva all’Ebro, e ora c’è n’aspettavano altrettanti in riva al rio Segre, perciò ci rifornimmo di viveri e materiale di consumo nei piccoli ma accoglienti negozi di Mequinenza, dopo di che passammo a prendere il mio amico Claude Valette, che come ci aveva promesso sarebbe restato con noi come spettatore imparziale della sfida tra noi e queste difficili acque spagnole.

La casa di Claude è arroccata su una delle colline che dominano l’Embalse de Ribarroja, l’enorme lago formato dall’unione delle acque del rio Segre con quelle del226 cm Segre rio Ebro che scendono dallo sbarramento idroelettrico di Mequinenza, e dal suo giardino la vista che domina tutta la vallata è da far accapponare la pelle: qui la natura ha ancora il chiaro sopravvento sugli antiestetici insediamenti umani, e mostra vanitosa tutto il suo splendore.

Vista l’abbondante pioggia che era caduta nella notte, che aveva ingrossato il rio Cinca, decidemmo di montare il campo nel medesimo posto dell’anno precedente, dove ero riuscito a mettere a segno alcune catture over due metri, pescando nel filo di corrente creato dall’unione dei due corsi d’acqua.

Il Cinca era una distesa di fango che s’immetteva nel più limpido Segre, formando per un lungo tratto una banda d’acqua di due distinti colori sopra un fondo di 1-2 mt: non ci fu difficile capire che questo confine, tra limpido e fangoso, sarebbe stato il posto ideale per piazzare le nostre insidie, infatti, la scarsa visibilità avrebbe permesso ad alcuni siluri di entrare in caccia anche in pieno giorno.

215 cm SegreL’acqua sul fornello bolliva, e l’immancabile pasta italiana cuoceva, nell’attesa di essere ricoperta dal rosso manto della gustosa salsa di pomodoro, che la mamma di mia moglie ci aveva gentilmente preparato, per assicurarci ed augurarci una gradita vacanza, lontano dai preziosi sapori della quotidianità….din..din…din…il primo attacco in conferma dell’esatta intuizione, non tardò a manifestarsi con tutta la sua irruenza, ed un enorme baffone ci fece sputare sangue per riuscire ad avere la meglio, perché nelle fasi iniziali della sua fuga si era maliziosamente infilato in un ammasso d’alghe acquatiche, che limitavano moltissimo le nostre possibilità di contrastare la sua potenza.

Con la temperatura dell’acqua a 25° C, un siluro di queste dimensioni, non è di certo un avversario da sottovalutare, in ogni momento la pur robusta attrezzatura, può cedere sotto il suo poderoso nuotare: basta un nodo malfatto, una lenza appena226 cm Segre abrasa, un’incrinatura sul fusto di carbonio della canna, un passante segnato ed il gioco è fatto, senza contare la possibilità di un nostro errore nel dosare la frizione o nel forzare il pesce….e visto quello che c’era capitato sull’Ebro, era meglio cercare di non rompere più niente!

L’esperienza d’Andrea acquisita nelle acque casalinghe del fiume Sesia, gli permise di avere il sopravvento sul pinnuto allamato, che dopo essere salito in superficie tra mille zampilli d’acqua, finì con il porgere mansuetamente la sua mandibola inferiore, alla presa sicura delle nostre mani guantate, per il non facile issaggio a bordo; successivamente lo scoccare d’ogni ora fu scandito da una partenza, con l’incredibile media di un siluro over due metri ogni due pesci catturati.

226 + 220 + 224cm SegreLa canicola diurna lasciò lentamente il posto ad una leggera brezza serale, che s’insinuava dispettosa attraverso la vallata del fiume, così la temperatura si fece più sopportabile, permettendoci in ogni modo di non necessitare del riparo delle tende per dormire: il lettino ed il sacco a pelo furono più che sufficienti ad assicurarci una buona protezione.

Al calar delle tenebre fummo protagonisti di un singolare evento, che si ripeté poi ogni sera, e che battezzammo col nome "La danza del Mursielago", infatti, i pipistrelli entrati in caccia d’insetti, pizzicavano le nostre lenze in tensione, forse perché apparivano ai loro sofisticati radar come possibili prede in volo, facendo dindinnare le campanelle poste sulle canne, creando così un simpatico "gingol" che echeggiava nella pianura.

Con la pancia piena e con delle belle catture "sulle spalle", ci sdraiammo nei rispettivi giacigli: la notte calava e la stanchezza che si faceva d’ora in ora sempre più sentire, ci fece assopire strappando lentamente i nostri sguardi all’ammaliante pioggia di stelle di quella notte d’Agosto.

Prepariamo la montatura

Dovendo pescare e con la girella madre, staccata dalla superficie, è logico che dovremo interporre il piombo necessario alla corretta presentazione dell’esca, proprio sul finale, ossia tra l’amo e la girella stessa. Per far questo, sceglieremo piombi tondi o a pera da 50-100 gr, secondo la corrente, caratterizzati da un grosso foro passante, in modo da far penetrare con facilità al suo interno, con l’aiuto di un ago infila boilies molto sottile, il robusto spezzone di kevlar di 1-1,5 mt e dal diametro di 0,75-1 mm. Per bloccare il piombo all’altezza voluta, in modo tale che esso non vada a cadere sull’occhiello dell’amo, impiegheremo un valido "stopper", che ci permetterà sia un saldo bloccaggio, sia la possibilità di un veloce riposizionamento del piombo a diverse altezze, fino a trovare quell’idonea al giusto movimento attirante dell’esca. Fatta quest’importante operazione, siamo pronti per legare un generoso amo dell’8-10/0, o due ancorette del 3-4/0 se intendiamo utilizzare dei carassi, all’estremità inferiore, mentre tramite la formazione di un fidato cappio sulla parte superiore, inseriremo il nostro finale nel moschettone di una potente girella da 200 lb.

Vista la pericolosità della zona di pesca, ricca d’insidie naturali, come alberi e canneti, non dovremo sottovalutare l’importanza della qualità del dineema fissato all’anello della girella madre ed imbobinato nel nostro potente mulinello, esso ci deve permettere di guidare a piacimento il pesce, anche senza l’uso eccessivo della frizione.

Approfittando della gentilezza e disponibilità di Claude, che rimase a presidiare tutta l’attrezzatura, i due giorni successivi ci allontanammo dal campo per accompagnare le nostre mogli, che visto il naturale odio per la pesca 220 + 215 + 226 cm Segrevedevano bene di girare al largo dal nostro campo, in visita a due belle città spagnole: Saragozza e Barcellona.

Nel tardo pomeriggio eravamo però sempre di ritorno, ansiosi di non perderci l’arrivo del vespro e ovviamente dei grossi siluri, ma durante la nostra visita a Barcellona, alcuni siluri pensarono bene di arrivare in anticipo, così Claude dovette gestire otto partenze tutto da solo, per sua fortuna, tutte di pesci di piccola taglia.220 + 226 cm Segre

La ramanzina che ci beccammo, non sto a raccontarvela, lo trovammo sdraiato sul lettino tutto sudato, con tutte le canna sganciate dalle boe, non ci fu difficile capire cosa gli era accaduto, l’unica nostra preoccupazione era che nessuna canna fosse volata in acqua per mancanza d’assistenza, tuttavia l’esperienza di Valette aveva avuto la meglio sul simpatico, ma fastidioso, episodio.

Questo fu un chiaro segnale, di quello che l’ultima notte aveva in serbo per tutti noi: dal 226 + 220 cm Segre crepuscolo all’alba, contammo ben 34 partenze, in pratica trascorremmo tutta la nottata a salpare siluri e a riposizionare le lenze sulle boe.

In particolare una delle canne, aveva raggiunto la non modica cifra di 10 partenze, tutte a vuoto, ma che ci costringevano ad uscire in acqua con la barca per riportare l’esca in pesca, causando baccani inutili e vanificando magari partenze di grossi e maliziosi siluri; per risolvere il problema su consiglio di Claude montammo come breck-line, un doppio nylon da 0,40 mm, così a detta dell’esperta guida di Mequinenza, se l’esca fosse stata attaccata e non ingoiata, il pesce non sarebbe riuscito a spezzare la grossa linea di congiunzione, e noi non avremmo dovuto riposizionarla226 + 220 cm Segre inutilmente.

Passarono 15 minuti e della serie "Le ultime parole famose", nello stupore generale, la canna in questione subì un attacco così violento che ruppe la breck-line di botto; incredulo Andrea ferrò, per quattro volte, prima di arrivare a contatto con il pesce, che gia allamato nuotava velocemente verso di noi.

Con il cuore in gola, al pensiero di quale enorme siluro poteva aver una tale forza da 220 + 226 cm Segre rompere così facilmente una lenza dal carico di rottura di circa 20 lb, Andrea mi restituì il piacere che gli avevo fatto sull’Ebro la prima sera, passandomi la canna, mentre velocemente salivamo in barca per prepararci a contrastare il grosso avversario.

Lottai per parecchi minuti, assistito in ogni difficoltà dalle manovre di motore d’Andrea, che mi teneva costantemente il siluro a candela sotto la barca, in modo che potessi controllarne meglio i movimenti e le tremende partenze.

Quando srotolai il metro per misurare la cattura, mi scappò un urlo di felicità, che mi fece guadagnare un vaffan…o in tedesco da un accampamento sulla riva opposta, ma loro non potevano sapere, che il metro m’indicava che a bordo avevo un siluro di 226 cm!

La mattina dopo eravamo sfiniti, ma il Segre ci aveva donato un caloroso addio ricco di ricordi indimenticabili, che avevano il sapore chiaro di un "arrivederci alla prossima"!

Potemmo tranquillamente salutare Claude, affermando che per la seconda volta consecutiva le acque dell’Ebro e del Segre erano state vinte, e che ancora una volta la tecnica regina si era rivelata quella della boa a galla in bassi fondali…..

Ehi!…ma forse voi non sapete cosa è accaduto nei primi tre giorni trascorsi sull’Ebro, e di quali catture siamo stati protagonisti?

Bhe!…allora non vi resta che spostare la vostra lettura alla pagina "Rio Ebro da paura!"


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